C’è una qualità singolare nella scrittura narrativa di Sepp Mall: la sua semplicità apparente. Una semplicità che non coincide mai con la povertà, né con una riduzione del mondo a forme rassicuranti, ma nasce da una scelta poetica precisa: riportare il linguaggio a una maggiore aderenza con l’esperienza originaria delle cose.
Anche in Un cane andò in cucina, l’ultimo romanzo dell’autore meranese appena pubblicato in italiano da Keller nella sapiente traduzione di Sonia Sulzer, la lingua sembra procedere a passi leggeri, quasi esitanti, seguendo il modo in cui un bambino guarda ciò...
