Era da tempo che volevo incontrare Benno Simma. Non tanto (o non solo) per intervistarlo, piuttosto per tentare un confronto ad armi impari: l’avrei disegnato con le parole, proprio lui, così abile a eseguire ritratti con penne e colori.
L’ho chiamato al telefono e gli ho proposto di andarlo a trovare nel suo atelier, l’ampio open-space al numero 23 del Kampill-Center. Sua moglie, Sandra Montali, che avevo visto in città, mi aveva raccontato di un trasloco imminente («stiamo sgombrando lo studio, a maggio dev’essere vuoto, perché Benno aprirà un negozietto in via Cesare Battisti»)...
