È il 13 maggio 1960, l’Italia è in pieno miracolo economico e Primo Levi, pur sommerso dagli impegni nella fabbrica di vernici in cui lavora, riesce finalmente a scrivere a Heinz Riedt, che ha appena terminato di tradurre in tedesco “Se questo è un uomo”.
È passata poco più di una settimana dal ricevimento della lettera del traduttore, ma lo scrittore torinese si sente in colpevole ritardo. «Caro Signor Riedt, le devo molte scuse. Ho avuto, ed ho ancora, moltissimo lavoro, sta capitando in Italia una specie di Wirschaftswundere da più di un mese è normale che io rientri...
